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L’Italia riparte con ecommerce e negozi online

dixit

Il 2020 è stato un anno da ricordare, ma purtroppo non per ragioni piacevoli. Il lockdown ha avuto un impatto terribile sulle nostre vite. Da un report della Banca Mondiale apprendiamo che la pandemia di Covid-19 potrebbe scatenare la peggior recessione dell’ultimo secolo.
Si stima una contrazione del 5.2% del PIL in ben 183 paesi, un dato doppio rispetto ai valori relativi alla già tremenda crisi del 2008, e che possono essere paragonati alla crisi finanziaria che seguì la Seconda Guerra Mondiale. I redditi pro capite potrebbero diminuire sino al 3.6%.

È un panorama che sembra sconfortante, eppure – come sottolineano molti economisti – strapparsi i capelli non serve. Nel mondo che si trasforma, oltre a rischi e preoccupazioni, ci sono anche molte occasioni da cogliere per ripartire con il piede giusto e dare una svolta positiva al proprio business aprendo un ecommerce.

Tutelare la tradizione o aprire un ecommerce?

Data la sua storia, l’Italia dell’imprenditoria ha sempre puntato sulla qualità e sulla tradizione manifatturiera. Non fanno per noi le grandi produzioni massificate tipiche degli statunitensi o la bulimica esuberanza produttiva della tigre cinese, che però basa molti dei suoi guadagni su una controversa legislazione e delle condizioni di vita inaccettabili per cittadini e lavoratori. E nonostante il processo di globalizzazione proponga oggi una concorrenza agguerritissima, che solo qualche anno fa sarebbe sembrata incredibile, i risultati di tale approccio comunque hanno, a suo tempo, portato frutti d’eccellenza: chiunque preferirà sempre una fiammante Ferrari a una semplice Ford o un Chianti toscano millesimato rispetto alla sua baldanzosa (ma molto meno gustosa) versione californiana.
Le nostre imprese di commercio e distribuzione riflettono la natura del settore produttivo: aziende familiari o con un ristretto numero di dipendenti, sapientemente localizzate, ben radicate nella realtà locale. Questo approccio, per quanto lodevole, oggi non è più sufficiente: non solo per il sopra citato aumento della concorrenza da parte di “colossi” globali, ma anche perché negli ultimi vent’anni si sono registrati importanti scossoni del mercato.
Nelle altre nazioni europee, così come negli Stati Uniti, sempre più imprenditori hanno deciso di aprire un ecommerce per contrastare questi processi, e tale lungimiranza è stata fruttuosa. Eppure, in Italia, sul mondo del digitale siamo ancora indietro. Chi, nel nostro Paese, ha a suo tempo deciso di aprire un negozio online è riuscito a traghettarsi più o meno indenne attraverso le grandi incertezze del lockdown: e c’è chi in questo frangente ha visto aumentare il proprio fatturato. Ma, numeri alla mano, si tratta ancora di una minoranza dell’imprenditoria italiana. Con il preoccupante rinnovarsi dei focolai e una grande stagione di stagnazione economica alle porte, scopriamo che l’ecommerce è in crescita stabile, e che il suo mercato è tutt’altro che saturato. Andiamo a vedere nel dettaglio come sfruttare questa grande occasione.

I numeri dei negozi online

Cambiano i tempi, cambiano le abitudini. Un dato sopra ogni altro su cui riflettere: stando all’indagine “l’ecommerce in Italia nel 2020” il 31% degli italiani ha dichiarato che si rivolgerà all’ecommerce anche per quei prodotti che prima acquistava offline. Sono notizie importanti per chi si chieda, oggi, se la decisione di aprire un ecommerce possa essere redditizia o meno! Il lockdown, solo nel mese di marzo, ha aumentato del 60% le vendite digitali, persino del 75% su smartphone. La grande distribuzione ha ampliato il suo fatturato del 250%. L’impatto della pandemia ha segnato il cambio di paradigma nel Bel Paese, che sino al 2019 sembrava avvicinarsi con atteggiamento sonnacchioso al digitale. Soltanto da febbraio 2020 alla fine del lockdown l’ecommerce ha visto sorgere un pubblico immenso, ben 2 milioni di nuovi consumatori: un incremento triplo rispetto ai valori del 2019.

Photo by Brooke Cagle on Unsplash

I “web shopper” italiani (censiti, probabilmente al ribasso, da Netcomm) sono stimati essere 23.6 milioni e mostrano abitudini ben marcate: acquistano online in media una volta al mese. E qui si crea l’opportunità rispetto alla grande distribuzione: per chi decide di aprire un negozio online è cruciale sapere che la fidelizzazione del cliente passa attraverso un processo di visibilità. Gli italiani si informano molto sulle merci che stanno per acquistare: non solo cercano il prezzo più conveniente, ma apprezzano molto il branding, l’affidabilità, l’expertise.
Rispetto al portale di Amazon, grande ed anonimo, il sito personale fornisce all’acquirente la garanzia che chi vende conosce i prodotti esposti. Gli imprenditori che si vogliano affermare, devono puntare molto sulla propria visione del mercato e sulla propria presenza digitale, attuando strategie di web marketing semplici ma efficacissime: ne discutiamo a fondo nella nostra newsletter.
Il mercato online italiano, fra l’altro, è in costante crescita e non sembra venir arrestato dai molti scossoni che fanno tremare i polsi dell’economia globale. Nel 2019, il suo valore è stato stimato in circa 48,5 miliardi, con una crescita del 15-18% (a seconda dei report consultati) rispetto al 2018. E, come avviamo visto, l’effetto della crisi sanitaria ha portato questo valore a impennarsi ulteriormente. Considerato il “ritardo digitale” dell’Italia, e qui si trova l’occasione per chi sappia coglierla, c’è ancora molto spazio per aprire il proprio ecommerce e affermarsi come protagonisti in questo momento di grande trasformazione.

La visione ed il coraggio

Buona parte del mercato digitale italiano è ancora in mano ad aziende “dotcom”, ovvero a agenzie di servizi online, che fra le altre cose propongono un ecommerce senza base “analogica”. Si è scritto molto su questo tipo di imprese, nate da una sorta di “bolla” economica. Disquisizioni a parte, si fa presto a capire che una cosa sono i servizi e tutt’altra è il commercio: digitale o analogico che sia, esso richiede una struttura e un approccio specifico. Sono in molti a ritenere che le “dotcom” non potranno mai costituire, da sole, l’ecommerce propriamente detto. L’avvento del coronavirus ha portato molti commercianti ad aprire un negozio online, compiendo il primo necessario passo verso la digitalizzazione. Numeri alla mano, questa mossa si è rivelata vincente a molti livelli. Non c’è da stupirsi, visti i vantaggi che l’ecommerce offre nel 2020.
Questo processo, che ci porta su un mercato con una crescita a due cifre, non solo sembra salvare l’Italia che lavora, ma propone all’imprenditore una prospettiva di fatturato davvero interessante. Per realizzarla, tuttavia, occorre sviluppare due particolari caratteristiche: la visione ed il coraggio. La prima consiste nel portare la propria attività a essere un brand compatibile con le logiche di Internet: presenza digitale, expertise, garanzie di qualità, conoscenza delle forniture (e quindi possibilità di occasioni commerciali per i clienti) sono tutte caratteristiche che possono consentire al commerciante analogico di competere vittoriosamente sul territorio italiano e, perché no, internazionale. Per affrontare le sfide del domani, e per farsi trovare preparati dinanzi all’irreversibile trasformazione del commercio analogico in ecommerce, l’arma migliore è sempre la puntuale conoscenza. Nulla può sorprendere un imprenditore preparato e chi sa cosa fare è capace di far navigare la sua azienda in acque sempre tranquille.
Un esempio fra molti: il mercato dell’ecommerce italiano si basa, soprattutto, su accessi a portali tramite smartphone. L’imprenditore sagace, che voglia vendere in Italia, ottimizzerà il proprio ecommerce proprio tenendo bene in mente le caratteristiche tecniche di questo tipo di dispositivi. Questo dato ci dimostra perché è importante conoscere i propri clienti (e le loro abitudini), nell’ecommerce come nel commercio analogico, così da poter offrire le soluzioni più convenienti ed efficaci.

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immagine in copertina:Photo by S O C I A L . C U T on Unsplash

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