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Quanto costa aprire un sito ecommerce e vendere online?
dixit

Può svuotarti le tasche o riempirtele, può essere enormemente costoso o perfettamente gratuito. Ormai per l’ecommerce si può pagare qualsiasi cifra: ma come sempre la virtù sta nel mezzo.

Il volume di denaro circolante sull’ecommerce fa tremare i polsi anche dei più scafati imprenditori. Basti pensare che il dominio Cars.com (quindi un indirizzo perfetto per chiunque voglia trattare automobili) è stato recentemente valutato ben 872 milioni di dollari. Una vera e propria miniera d’oro per l’azienda che voglia venderlo. Fra l’altro CarInsurance.com vale “solo” 49,7 milioni di dollari, mentre PrivateJet.com qualcosa più di 30 milioni.

Il rapporto fra domanda e offerta ci fa capire che ormai con l’ecommerce non si scherza, e sono in gioco capitali seri. D’altronde, ormai tutti i grandi nomi della finanza e del commercio hanno compiuto la svolta al digitale. E sempre più imprenditori si chiedono il costo di un sito ecommerce.

Cercando su Internet, come sempre, si trovano informazioni discordanti, ambigue, non chiare. Chi si affacci ora al mondo del commercio digitale rischia di trarne un’immagine caotica. Si può realizzare un sito ecommerce in modo economico? E queste offerte che consentirebbero di vendere gratis, quanto sono valide? Per navigare in questo mare di informazioni serve una bussola affidabile: per questo ti proponiamo oggi un’utile guida sull’argomento.

Il gigante che ti mette le mani in tasca

Se vuoi vendere online, probabilmente una delle prime soluzioni in cui ti imbatterai è Amazon. Questa azienda probabilmente la conosci già e ne sei stato utente: infatti moltissimi italiani la impiegano normalmente per i propri acquisti. A prima vista il gigante delle vendite online sembra il partner perfetto per l’imprenditore che voglia un sito ecommerce gratis o economico. A seconda del tipo di account che si apre, infatti, Amazon propone dei piani gratuiti o un forfettario di 39,99 euro al mese. Sembra una buona offerta, non credi?

Ma poi ci sono le clausole scritte in piccolo, e scopri che con l’account gratuito paghi novantanove centesimi per ogni transazione e puoi vendere al massimo quaranta articoli in un mese (quindi è praticamente identico al costo forfettario mensile). Inoltre su ogni vendita hai una “commissione per la segnalazione” pari a una percentuale del prezzo finale (spedizione inclusa) dell’articolo. Queste commissioni variano con la categoria merceologica, ma di fatto la parcella di Amazon intacca sensibilmente il tuo margine di guadagno, andando ad assottigliare il tuo profitto su ogni vendita.

Resta a te decidere se gestire da solo le spese di logistica e magazzino, o affidare anche quelle ad Amazon, sulla base di tariffe che, col tempo, possono diventare molto alte. Abbiamo dedicato a questo potenziale canale di vendita un ampio approfondimento, che forse vorrai consultare.


Puoi approfondire l’argomento leggendo l’articolo:

Come vendere con Amazon: conviene davvero?

Il costo del tuo sito ecommerce, con Amazon, va calcolato non come rata mensile, ma come percentuale diretta sui tuoi ricavi. Per questa ragione, anche se a prima vista non si direbbe, il gigante californiano ha un modo particolare, legato alla sua natura di marketplace digitale, di metterti le mani in tasca. Occorre valutare con la massima attenzione il profilo della propria attività, e studiare se Amazon sia il portale adatto alla propria linea di business.

Anatomia dell’ecommerce: dove si nascondono i costi

Se vuoi capire il costo di un sito ecommerce, il modo migliore è scomporre l’attività in tutti i suoi componenti e vedere, parte per parte, quanto ciascuna incide sul tuo portafoglio. Solo così potrai pianificare un sito ecommerce economico, senza per questo andare a creare un’infrastruttura che, per le sue carenze, stenta a funzionare.
Iniziamo dalle basi: il sito appunto. Per creare un sito di vendita, e questo è ovvio, servono dei software (la malta e i mattoni informatici) e dello spazio su un server (il terreno su cui edificare). Sulla base del software che scegliamo, abbiamo diversi ordini di spese:

  • Software open-source: il software di per sé non costa, ma spesso sono software un po’ complessi da impiegare, e potrebbe servirti un tecnico per la prima installazione (al massimo 200-300 euro). A questa cifra va aggiunto l’affitto dei server: si parte da 200-300 euro e si va a salire, sulla base del traffico che prevedi;
  • Software proprietari: il programma che usi viene concesso in licenza. Può essere previsto un periodo di prova, ma in genere il costo sale con l’aumentare del volume di traffico. L’esborso ha una certa variabilità, da prodotto a prodotto. Da notare che molto spesso questi software sono dati in licenza, ovvero costano una certa cifra ogni mese. In media si va dai 100 euro anno agli oltre 1000 euro al mese, per realtà molto grandi. Anche in questo caso va calcolato (in molti casi) il costo dell’affitto server (hosting);
  • Software as a Service o Saas: si paga un canone mensile o annuale per avere un pacchetto completo di servizi. In questo modo non serve particolare infrastruttura informatica (fa tutto l’azienda che eroga il servizio), ed il canone è proporzionale al numero di ordini evasi (ovvero del “carico” che diamo sul sistema). In genere il costo varia dagli 0 ai 200 euro al mese. Nella maggior parte dei casi, il costo dell’hosting è incluso nel costo del software Saas.

Si capisce quindi che realtà grandi, con migliaia di ordini al giorno (pensa a siti come Zalando o Yoox, nel settore abbigliamento), abbiano un ritorno economico dall’avere una propria infrastruttura telematica. Nel loro caso pagare il costo di hosting (l’affitto dei server) e il costo mensile del software è inferiore che pagare un software come servizio per volumi mastodontici di ordini, e magari nell’investimento iniziale di tali grandi aziende è calcolata la possibilità di andare in rosso per un certo periodo.

Al contrario un’attività all’inizio, o un commerciante che faccia la svolta al digitale, dovrebbe indirizzarsi piuttosto su una soluzione open-source o, ancora meglio, su un pacchetto Saas: in questo caso il costo del sito ecommerce sarà contenuto. Qua ti proponiamo una soluzione Saas per creare un sito ecommerce gratis (come iniziare a vendere online da zero).

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Diciamo che hai compiuto questo passo e adesso hai un sito (presumibilmente tramite Saas). Ora devi valutare altre spese fisse:

  • Le integrazioni: il sito deve poter “parlare” con la tua banca, e far quindi finire il denaro sul conto della tua azienda, dettaglio non da poco. Inoltre, un’altra integrazione cruciale è quella con un software gestionale delle mail, che possa dare feedback di acquisto e consenta, perché no, l’impiego di una newsletter. Puoi pensare anche altre integrazioni (altri siti, social network…), ma considera che quelle davvero necessarie sono solo due: circuito bancario e gestionale mail. Informati bene sul circuito bancario, perché i gateway di pagamento con denaro elettronico (Visa, Mastercard etc.) si configurano come una spesa fissa.
  • Grafiche: il tuo sito ecommerce è composto da codice che viene visualizzato in forma grafica su uno schermo. L’aspetto di un sito è tutto. Puoi utilizzare una soluzione precostituita (in gergo template) o chiedere a un professionista di studiare una pagina personalizzata. Quest’ultima soluzione è la migliore, e prima o poi vorrai investire in questa direzione per dare la giusta svolta al tuo ecommerce. Si tratta di un esborso di circa 2000-3000 euro, che forse non sono alla portata di tutti coloro che debbano avviare la propria attività digitale da zero. Per chi avvia un’attività oggi (e non si tratta di un’impresa delle dimensioni di Zalando), la scelta migliore è quella di acquistare un tema precostituito (del costo di circa 50-100 euro) e di personalizzarlo o farlo personalizzare da un professionista (operazione che può costare, in un primo momento, fra i 300 e i 500 euro).

Pensa in grande, parti dal piccolo, cresci rapidamente

Le parole a volte ingannano. Indubbiamente, un imprenditore deve “costruire” il suo ecommerce, in modo analogo a come si “costruisce” una casa. Ma analogo non significa identico. Una volta completata una bella villetta a schiera, se si vuol spostare una parete portante sono dolori! Quando parliamo di immobili anche il più piccolo intervento causa bei grattacapi e un mucchio di macerie. Per fortuna con un ecommerce non è così. Devi partire da un progetto e da un budget, che solo tu puoi sapere. Il tuo investimento iniziale creerà le basi della tua impresa. Magari non saranno presenti tutte le integrazioni che vuoi, e magari sul piano dell’impostazione il tuo eshop non sarà ancora personalizzato come vorresti. Inoltre, potresti voler potenziare il customer service: ma tutte queste migliorie puoi aggiungerle con il tempo.

D’altronde, la contabilità di un negozio digitale è in genere ritenuta più lineare della sua controparte analogica. La somma delle spese fisse mensili costituisce, in modo semplice e diretto, il costo del tuo ecommerce, ed in genere è sempre una cifra inferiore a quella di un negozio fisico. Per questo è importante nel settore digitale reinvestire i tuoi ricavi per far crescere la tua infrastruttura. Un progetto ragionevole genera deterministicamente vendite e quindi capitale, e con l’ecommerce ogni ampliamento e potenziamento è realizzabile in modo graduale o, come si dice in termini tecnici, “scalabile”.

Per questo, la massima di molti “guru” è “Pensa in grande, parti dal piccolo, cresci rapidamente”. Un buon progetto, anche se all’inizio in scala ridotta, fornirà da solo i capitali per il proprio aggiornamento. Ecco l’occasione: oggi, è possibile creare un sito ecommerce gratis o comunque molto economico. Se ben progettato, con un po’ di cura questo costituirà il primo nucleo della tua azienda digitale: e di volta in volta, con i giusti aggiornamenti, potrai andare a stimolare la crescita del tuo business in modo graduale ma rapido, come una curva esponenziale.
Come nota di chiusura ricordati sempre: nel commercio l’aggiornamento è importante, nell’ecommerce è tutto. Non a caso si chiamano “tecnologie dell’informazione”!

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